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Corriere di Siena (18 gennaio 2009)
Musiche eccelse per “Micat in Vertice”
La solarità del Barocco con la Gioiosa Marca
Le motivazioni che invogliano all’ascolto della produzione musicale barocca hanno avuto il loro riscontro nel concerto chigiano della “Micat in Vertice” tenuto dal complesso strumentale antico i Sonatori della Gioiosa Marca, composto da Giorgio Fava e Giovanni Dalla Vecchia, violini, Judit Foldes viola, Walter Vestidello violoncello, Giancarlo Pavan violone, Giancarlo Rado chitarra e Giampietro Rosato clavicembalo, specialisti nell’offrire musica d’altri tempi con un fervore tale da farla apparire fresca d’invenzione. Niente echi salottieri: una schietta solarità nel fraseggiare, nel melodiare, nel rendere significativo ogni angolo della scrittura. Così il mistero poetico di quel tipo di musica, è venuto alla luce allo stato puro, portando il suo messaggio con l’integrità sonora emanata dagli strumenti d’epoca. Assai vario il carattere dei brani presentati, ognuno con un proprio distinto interpretativo. Quelli ispirati alla danza hanno un risvolto romantico, un ritmo invitante al ballo considerato come nobile contegno di corteggiamento, una virtuosità di elegante movenza, ma l’intelaiatura compositiva è quella della musica di qualità. Tutto il concerto è stato un fluire di suoni vellutati. Del resto, nel ‘600 la schizofrenia di certi moderni concetti era lontana dal pensiero degli esecutori, che qui hanno mostrato morbidezza del suono, anche nei passaggi virtuosistici. Già dai primi pezzi di Merula si è notato l’ottimo dialogare degli strumentisti. I cosiddetti “Capricci, brani estrosi e fantasiosi, eseguiti in più numeri, hanno dato valore al programma: un brillare di suoni carichi di gaiezza espressiva, animati con fervore e passionalità. L’inserimento della viola nelle sonate del compositore Ferro amalgama l’impasto sonoro e aggiunge piacevolezza all’ascolto. Una vena polifonica strumentale si rileva nelle musiche di Marini, qui trattate con efficace eloquenza dialogante. Variopinte sonorità distinguono il “Capriccio Stravagante” di Carlo Farina, un panorama ricco di idee musicali mostrate con accenti di spettacolarità, un mosaico di coloriture sfumate ad arte, un esteso canto felicemente conclusivo dell’originale struttura. Si torna al “Capriccio” di Vitali, costruito con ben sei movimenti di tempo, ognuno dei quali ha un proprio destino. Un’”Aria sopra la Bergamasca” di Uccellini e due simpatici fuori programma concludono la singolare serata musicale applauditissima. (Attilio Botarelli)
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