Balli, Capricci e Stravaganze

Musiche per archi del '600 italiano

T. Merula
(1594 - 1665)
Ciaccona
Ballo detto "Il Pollicio"
Ballo detto Eccardo
Ruggiero
Capriccio Cromatico a 4
Venezia 1637, Ms. Dresden
   
B. Marini
(1597 - 1666)
Passacaglio a 4
La Monica
Venezia 1628, 1655
   
G. Frescobaldi
(1583 - 1643)
Ruggero e Romanesca
Venezia 1634
   
G. B.Vitali
(1632 - 1692)
Capriccio detto "Il Molza"
Bologna 1669
   
M. Uccellini
(1603- 1680)
La Bergamasca
Aria sopra Caporal Simon
Venezia 1642, 1645
   
C. Farina
(1600 - 1649)
Capriccio Stravagante
Dresden 1627

   
Giorgio Fava violino
Stefano Zanchetta violino e viola
Massimo Battistella viola
Walter Vestidello violoncello
Giancarlo Rado chitarrone e chitarra
Alberto Rasi violone
Andrea Marcon clavicembalo

Registrato nella Chiesa di S. Vigilio, Col S. Martino (8-10/9/1997)

Divox Antiqua CDX 79603
Total time 59' 02"

  • Premio Vivaldi 1997, Fondazione Cini, Venezia: "Premiato per l' afflato poetico, l' intelligenza esecutiva ed il brillante virtuosismo dimostrati nella resa del primo Barocco strumentale, nel quale i contrasti delle passioni sono espressi grazie a un' accorta varietà di climi espressivi evocati con maestria e ispirazione dai Sonatori de la Gioiosa Marca"
  • Repertoire: Fantasque, extravagant, capriceux, ce récital instrumental approce avec analyse et pertinence la creation du premier baroque grâce à l' inventivité souveraine des interprétes. (Alexandre Pham)

BALLI, CAPRICCI & STRAVAGANZE
Inglese, Francese, Tedesco, Catalano

MUSICHE PER ARCHI DEL SEICENTO ITALIANO

" La Musica Eminentissimo Signore è una così nobile, così necessaria e importante attione, per i felici suoi parti che produce, che parmi ben dir si possa che senza questo mezzo imperfetta potrebbe dirsi l'immensità del mondo..."
Di Venetia li 10. Gennaro 1635
Di V.S.Eminentissima & Reverendissima / Humilissimo servo / Girolamo Frescobaldi.

In un secolo che non ebbe quasi mai pace tra guerre e pestilenze, tra intrighi e  miserie, queste parole suonano forse ad un primo esame enfatiche, eccessive. Eppure il Seicento, il “secolo del soldato” fu sicuramente anche il secolo della musica. La produzione che ci è rimasta, pur decimata, è enorme e variegatissirna. Questa registrazione ne esplora solo alcuni esempi nell'ambito della musica strumentale italiana per complesso d'archi. “Stylus hyporchematicus o choraicus” lo definì, non senza una punta di biasimo, Athanasius Kircher nella sua 'Musurgia Universalis' del 1650.
Balli, capricci e stravaganze lo abbiamo titolato noi.

La musica da ballo è nel Seicento il punto di incontro e di scambio tra musica popolare e musica colta: come un fiume sotterraneo scorre sotto tutta la produzione musicale, da chiesa, da camera, da teatro. Arie popolari e bassi ostinati affiorano continuamente nelle opere dei compositori dell'epoca. Il fraseggio corto, la semplicità del materiale impiegato hanno un'energia e concisione inarrestabili: “la forza del ritmo” come la chiamava Cartesio. Anche il virtuoso (all'epoca spesso strumentista e compositore) ne coglie il valore e se ne impossessa per realizzare la sua opera d'arte.
Chi ne nobilita la forma, come ad esempio GIROLAMO FRESCOBALDI nelle due Canzoni dove Romanesca e Ruggiero si mimetizzano nel sapiente intreccio contrappuntistico. Chi ne esaspera la vorticosa energia, come TARQUINIO MERULA attraverso la variazione virtuosistica dei suoi balli, così esaltanti da farci dire con il Cervantes: “Nel ballo della Ciaccona sta il segreto della vita bona!". Chi come BIAGIO MARINI ne utilizza l'immediata comunicativa melodica, 'con la quasi espressa naturalezza della parola', come ci riferisce un biografo coevo: esempio straordinario il Passacaglio trasfigurato in un Lamento teatrale dalla struggente malinconia. Chi infine come MARCO UCCELLINI ne fa la fonte primaria dei proprio stile divenendo così tra i più importanti testimoni del patrimonio della musica popolare in voga nel Seicento, con le sue numerosissime Arie variate che attingono al repertorio dell' Italia del nord.
La forma del Capriccio non si rifà necessariamente alla danza o al tema popolare. Spesso è un pezzo di bravura, una scommessa con il proprio ingegno. TARQUINIO MERULA si cimenta con la successione cromatica realizzando una sorta di astrattismo armonico, di cui potremmo trovare un corrispettivo pittorico nelle incisioni surrealiste del coevo Giovan Battista Bracelli.
GIOVANNI BATTISTA VITALI invece nel capriccio detto 'il Molza' adopera lo 'stylus canonicus' per creare nell'intimità del tono di Fa minore, un abilissimo gioco a canone, artificio che non gli preclude affatto la libera espressione degli affetti.
Una riflessione più  articolata offre invece il Capriccio Stravagante di CARLO FARINA. Composto per la corte di Dresda, dove il violinista italiano lavorò sotto la direzione di Heinrich Schútz, è quasi una veduta sonora della città sassone agli inizi del Seicento. Lo sfondo è la Guerra dei Trent'anni, lo spirito è quello avventuroso e stravagante della letteratura picaresca allora in voga, il realisrno quello dei dipinti dei Caravaggeschi, la bizzarria quella dei personaggi di jacques Callot.

Il giorno dell'Ascensione, alle tre del pomeriggio, a Dresda, un giovane attraversava di corsa la Porta Nera e......”
Così lo scrittore e musicista E.T.A.Hoffmann apre la sua Prima Vigilia del 'Vaso d'oro' uno dei suoi ”'Racconti Fantastici alla maniera di Callot”.
Così potrebbe iniziare il testo apocrifo sulla musica di Farina, prendendo magari per protagonista il vagabondo 'Simplicius' dello scrittore barocco J.S.Ch.Grimmelshausen.

"... attraversavo di corsa la Porta Nera: i primi che incontrai furono due suonatori ambulanti. Da un lato sedeva per terra un cieco con una ghironda
(la Lira) e dirimpetto un esule boemo suonava un allegro motivo della sua terra soffiando con forza dentro ad un vecchio piffero di legno (11 Pifferino). 1 due ce la mettevano tutta (La Lira Variata) nella speranza che scucissi qualcosa, non immaginando che Simplicius era più povero di loro. Un rumore di spade (Qui si batte con il legno dell'archetto sopra le corde) mi spinse più avanti: un duello in piena regola si svolgeva tra due ali di folla. 1 due contendenti non risparmiavano i colpi, si inseguivano, schivavano e tornavano ad azzuffarsi. Alla fine uno dei due ebbe la peggio ed ero sul punto di gettarmi in soccorso... "Ma ecco omai l'ora fatal è giunta!" gridò il narratore: erano solo dei commedianti italiani che recitavano una scena della "Gerusalemme" del Tasso. Giunsi nella piazza del mercato quando gli squilli di una fanfara zittirono il popolo: dalla torre della Kreuzkirche gli Stadtpfeiffer, ai quattro angoli del campanile intonarono i loro segnali (La trombetta, Il Clarino) e da una via si sentì sopraggiungere una banda militare (Le Gnacchere) che in breve tempo fu nella piazza e la oltrepassò. Allontanatosi il drappello riprese di colpo la vivace e rumorosa atmosfera del mercato: tra i banchi razzolava ogni sorte d'animale (La Gallina, Il Gallo) e sui tavoli c'erano i colori e i profumi della bella stagione. Fui attratto da una fanciulla che suonava in un angolo (Il flautino, piano piano): per galanteria volli rubare per lei una focaccia. Ma il venditore mi vide e cominciò a gridare. Scappai allora a precipizio tra i banchi e la gente, perdendomi tra i vicoli. Trovai infine rifugio in una chiesa. Era la Chiesa di Nostra Signora e l'organista stava suonando un pezzo all'antica con un registro tremolante (Il Tremulo). La penombra e quella musica mi fecero addormentare ai piedi di una colonna. Mi svegliò di soprassalto un rumore terribile (Il  tamburo): fuori passò di corsa un gruppo di soldati e il sibilo di quella marcia mi fischiò a lungo nelle orecchie (Il Fiferino della Soldatesca). Quando mi mossi dalla chiesa era già buio e per la strada c'erano ormai solo i gatti che amoreggiavano (Il  Gatto). La notte stellata e l'aria tiepida mi convinsero a saltare un muretto per sdraiarmi sotto un sambuco. Si sentiva solo lo sciacquio dell'Elba in lontananza. Ma quella quiete durò ben poco che fui presto assalito dai cani (11 Cane). Di nuovo in fuga tra i vicoli della città, mi fermai di fronte al cono di luce gettato in strada da una locanda: ne usciva il suono di una chitarra (La Chitarra Spagniuola). Entrai: c'erano soldati di tutte le razze, prostitute, ladri. Giocavano, bevevano e ballavano. Finii quella giornata addormentandomi sotto ad un tavolo (Il  Fine).
E' stata questa la mia volontà: ridendo raccontar la verità. " SIMPLICIUS SIMPLICISSIMUS

Giorgio Fava
" La música, Eminencia, es una actividad tan noble, necesaria e importante - piense en la belleza de sus múltiples partes - que en mi opinión se podría decir que sin ella la inmensidad del mundo seria imperfecta... " Venecia, 10 de enero de 1635 
Del más humilde servidor de su reverenda eminencia Girolamo Frescobaldi. 

En un siglo que - en medio de guerras y pestes, los encantos y las desgracias - casi nunca había paz, estas palabras suenan en la primera audiencia como una bagatela enfática, exageradas. Con todo el siglo 17, el " siglo de los soldados " era ciertamente también el siglo de la música. 
Las composiciones que aún persisten son a pesar del diezmo, una cantidad enorme y de variedad asombrosa. Esta grabación explora solamente algunos ejemplos en el campo de la música instrumental italiana para cuerdas. " Stylus hyporchematicus o choraicus " - fue definido así no sin un tinte de censura, por Athanasius Kircher en su " Musurgia Universalis " de 1650. " BALLI, CAPRICCI E STRAVAGANZE " es cómo lo hemos bautizado. 

La música de baile
en el siglo 17 era el punto de contacto entre la música popular y la música culta: estuvo como un río subterráneo debajo de todas las formas de composición musical - música sacra, música de cámara, música teatral. Melodias populares y bajos ostinatos aparecen continuamente en las obras de los compositores del período. La frase corta, y la simplicidad del material usado tenían una energía y una concisión irrestibles - " la fuerza del ritmo " como Descartes lo llamó. El virtuoso (durante ese del período ejecutante y compositor a menudo en una persona), también se valoraba y se utilizó de varias maneras en la composición. Un acercamiento era ennoblecer la forma, como, por ejemplo, GIROLAMO FRESCOBALDI hace en los dos canzonas en que Romanesca y Ruggiero se combinan ingeniosamente para obtener un contrapunto entretejido. Otra era acentuar su energía gcircular, como TARQUINlO MERULA hace con las variaciones virtuosas de sus danzas, que son tan cautivantes que nos hacen compartir la opinión de Cervantes: " en la danza de la chacona reside el secreto de la buena vida! ". Otro acercamiento era, como hace BIAGIO MARINI, la comunicativida inmediata de la melodía, " con casi la expresividad natural de la palabra " como dice la crónica contemporánea de un biógrafo - la Passacaglia es un ejemplo extraordinario de ello, transfigurada en un Lamento teatral que nos rompe el corazón por su melancolía. Y finalmente hay el acercamiento de MARCO UCCELINI, que hizo de la música de danza la fuente primaria de su propio estilo, convirtiéndose así en uno de los primeros testigos de la herencia de la música popular de moda en el siglo 17 con su incontable colección de "Arie variate" que dibujan del repertorio de Italia norteña. La forma del Capriccio no deriva necesariamente de la danza o de las melodías populars. Es a menudo una exhibición de brillantez, en la cual el autor puso su propia ingeniosidad a prueba. El desafío de TARQUINlO MERULA implica secuencias cromáticas y el resultado es una clase de abstracción armónica, cuyo equivalente pictórico podemos encontrar en las pinturas surrealistas del contemporáneo Glovan Battista BraceIii (véase p. 2 y 10). GIOVANNI BATTISTA VITALI, por otra parte, en el capriccio llamado " il Molza ", usó el " stylus canonicus " para crear en la íntima tonalidad de fa menor un inteligente canon, un artificio que no imposibilita la expresión libre de los afectos. Una reflexión más articulada nos ofrece el " Capriccio Stravagante " de CARLO FARINA compuesto para la corte de Dresden, en donde el violinista italiano trabajó bajo la dirección de Heinrich Schlütz, y casi constituye un panorama acústico de la ciudad de Sajonia al principio del siglo 17. El fondo es la guerra de los 30 , el espíritu el aventurero, excéntrico de la entonces en moda literatura picaresca, el realismo es el de las pinturas de Caravaggio y sus seguidores, con lo raro de los caracteres de Jacques Cailot. 

CARLO FARINA: CAPRICCIO STRAVAGANTE A 4 
"El día de la ascensión a las tres de la tarde en Dresden, un joven se apresuraba por la puerta negra y..." 
, así empieza el primer vigilio del "Pote de Oro" del escritor y músico E.T.A. Hoffmann, una de sus "fantasías al estilo de Callot". 
Y así podría comenzar también un texto apócrifo sobre la música de Farina, tomando quizás como protagonista al vagabundo " SlMPLICIUS " del escritor barroco J.S.Ch. Grimmelshausen. " ...yo me apresuraba a través de la puerta negra. Los primeros que encontré, eran músicos callejeros. A un lado un ciego con una vielle sentado en el suelo (la Lira) y delante suyo un trotador bohemio tocaba una feliz melodía de su tierra, soplando con fuerza en un viejo tubo de madera (il Pifferino). Los dos hacían lo que podían (la Lira Variata) con la esperanza de que les diera algo - no realizaron que Simplicius era más pobre que él. El ruido de espadas (qui si batte con il legno dell'archetto sopra le corde) me hizo seguir adelante: un duelo verdadero ocurría entre la muchedumbre. Los dos competidores no ahorraron esfuerzos, persiguiéndose, esquivàndose, y volviendo al ataque. Al final uno de los dos sacó la peor parte y yo estaba en el punto de saltar dentro para ofrecer mi ayuda cuando... "¡Ved, la hora de la muerte ha llegado! " gritó el narrador - eran simplemente comediantes italianos que representaben una escena de " Jerusalén " de Tasso. Acababa de llegar a la plaza del mercado cuando el sonido de una fanfarria ahogó el ruido de la gente - de la torre de la Kreuzkirche, los Stadtpfeiffer colocados en las cuatro esquinas de la torre de las campanas entonaban sus señales (la Trombetta, II Clarino) y de una calle se oía una banda militar (Le Gnacchere) que pronto llegó a la plaza y prosiguió luego. la atmósfera animada y ruidosa del mercado seguía: toda class de animales pululaban entre las paradas (la Gallina, II Gallo) mientras que las tablas rebosaban de los colores y los olores del verano. Una muchacha me atrajo, que tocaba en una esquina (Il Flautino, piano, piano) - en un gesto de galanteria intenté robar un bollo para ella. Pero el vendedor me vio y comenzó a gritar. Huí precipitadamente saltando entre las paradas y las muchedumbres, perdiéndome en el laberinto de callejones. Finalmente encontré el refugio en una iglesia. Era la iglesia de nuestra señora y el organista tocaba un pedazo del viejo estilo con un temblor en el sonido (Il Tremulo). Al pie de una columna, en la media luz y escuchando la música, me caí dormido. Un ruido terrible me desperó repentinamente (Il Tamburo): un grupo de soldados pasaba cerca rápidamente y el sonido de su marcha sonó durante mucho tiempo en mis oídos (Il Fiferino della Soldatesca). Cuando salí de la iglesia era ya oscuro y por las calles sólo se veían los gatos (Il Gatto). La noche strellada y el aire suave me aconsejaron saltar una pared y sentarme debajo de un árbol. El único sonido era la ondulación del Elba en la distancia. Pero esa tranquilidad duró poco porque fui atacado por unos perros (Il Cane). De nuevo huyendo por los callejones de la ciudad, me detuve brevemente delante una luz de un mesón: desde fuera se oía una guitarra (la Chitarra Spagniuola). Entré: había soldados de todas las nacionalidades, prostitutas, ladrones. Tocaban, bebían y bailaban. Terminé ese día dormido debajo de una mesa (Il Fine). 
"Me ha gustado querer decir, con risas, la verdad.


SIMPLICIUS SIMPLICISSIMUS

Giorgio Fava