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I
Sonatori de la Gioiosa Marca: GIANPAOLO CAPUZZO Giorgio
Fava e Giancarlo Rado rievocano le principali tappe artistiche della formazione
trevigiana, dall’entusiasmo dei primi anni ai recenti, prestigiosi
riconoscimenti tributati dalla critica internazionale Abbiamo
realizzato quest'intervista con I Sonatori de la Gioiosa Marca in un'occasione
che si è rivelata per molti aspetti speciale: un concerto, uno degli
innumerevoli concerti che questo affermatissimo complesso italiano tiene
regolarmente in tutta Italia ed Europa. Fin qui nulla di straordinario o di
singolare, apparentemente niente di diverso da tante altre occasioni in cui è
possibile ascoltare e ammirare i Sonatori. Ma è proprio la situazione e il
luogo di questo concerto che lo hanno reso particolare e degno di essere
ricordato in queste righe: non una prestigiosa sala di uno dei grandi festival
internazionali che il gruppo è abituato a frequentare (basterà dare una rapida
occhiata al loro curriculum per rendersene conto), ma il Duomo di Arzignano, un
paese della provincia vicentina probabilmente del tutto sconosciuto alla maggior
parte dei nostri lettori.Era il primo novembre, Ognissanti, un giorno di festa
animato da una colorata e rumorosa fiera paesana conclusa di sera col bellissimo
concerto in Duomo, alla presenza di un pubblico straordinariamente numeroso e
attento. Un concerto che i Sonatori de la Gioiosa Marca hanno voluto eseguire
per l’amicizia che li lega a un noto musicista locale, Bepi de Marzi. Una
bella prova della loro riconosciuta professionalità artistica e musicale, ma
anche la piacevole e confortante constatazione di uno spessore umano che non è
sempre facile trovare tra musicisti di questo calibro. Una carriera, la loro,
contraddistinta da importanti riconoscimenti (il Diapason d'Or de l' année nel
1996 e il Premio Internazionale del disco Antonio Vivaldi nel 1997, solo per
citarne alcuni), ma soprattutto dalla continua presenza ai più alti livelli nel
circuito musicale e nel mercato discografico internazionale. I Sonatori de la
Gioiosa Marca - Come certamente tutti
sanno il gruppo è nato nella Gioiosa Marca, l'antica e ricca terra trevigiana
che diede i natali ai componenti del nucleo storico dei Sonatori. Chiediamo a
Fava e Rado di fare un piccolo salto indietro nel tempo e di raccontarci
qualcosa sugli esordi della formazione. II gruppo è nato
ufficialmente nel 1983 per iniziativa di quattro musicisti trevigiani che, come
nel caso del sottoscritto e di Walter Vestidello, erano legati, oltre che da
interessi musicali e professionali comuni, anche da una lunga amicizia e
quotidiana frequentazione. Decisivo fu in quel tempo l'incontro con Andrea
Marcon, allora allievo di clavicembalo in Conservatorio, che proprio in virtù
dei suoi studi per primo si avvicinò all'approccio filologico alla musica
antica; fu lui quindi in qualche modo a gettare il sasso e a coinvolgerci in
questa nuova esperienza che si rivelò poi determinante per la vita artistica
del gruppo. Completava la formazione originale Giancarlo Rado il quale, dopo gli
studi accademici di chitarra, si era lasciato affascinare dai più antichi
strumenti a pizzico e in particolare dal repertorio liutistico. - Da molto tempo i
Sonatori de la Gioiosa Marca sono uno dei gruppi più ricercati e affermati,
come testimonia anche l’ esclusiva discografica che avete siglato con la
prestigiosa etichetta Erato nel 1999. Tra le tappe precedenti della vostra
carriera va però senz'altro sottolineata la collaborazione con la casa
discografica Divox. Diversamente da quanto
accadeva anni fa, molte case discografiche di livello mondiale oggi corteggiano
i gruppi italiani, richiesti e apprezzati soprattutto per l’ esecuzione del
repertorio nostrano. Un fenomeno abbastanza recente dovuto, a mio parere, non
tanto al fatto che in passato non ci fossero formazioni di qualità e livello
adeguati, ma più a una sorta di mancanza di credibilità di cui
l’Italia sicuramente soffriva e a una evidente egemonia dei paesi
nordici, in particolare per quanto riguardava i contratti con le etichette
discografiche più prestigiose. Il rapporto con la Divox, passaggio sicuramente
fondamentale della nostra carriera artistica, ci ha permesso di dare continuità
e stabilità alla produzione discografica; fattore tanto difficile da
raggiungere quanto importante per la vita di un gruppo. -
Tutti musicisti conoscono le difficoltà di inserirsi stabilmente in questo
difficile mondo o, volendo usare una terminologia economica, in questo mercato;
a questo proposito è interessante l osservazione di Rado sugli aspetti sociali
e geografici del problema. Potremmo fare anche
un'ulteriore considerazione su come il Veneto abbia risentito di una sorta di
isolamento musicale, probabilmente per una posizione geografica che lo vede
decentrato e quasi in posizione periferica rispetto all'asse culturale ed
economico Milano-Roma. Forse alcune idee preconcette, o forse la semplice
distanza geografica della provincia, hanno avuto il loro peso anche nella storia
del gruppo; nonostante la nostra costante attività musicale (che aveva comunque
già portato alla realizzazione di numerose e ben riuscite incisioni con varie
case discografiche), abbiamo dovuto attendere il 1994 per raggiungere una
soddisfacente e regolare collaborazione, quella appunto con la Divox. Il tutto
anche grazie al rapporto con il nostro sponsor ufficiale. - Lo sponsor ufficiale
dei Sonatori de !a Gioiosa Marca è la Westdeutscher Rundfunk Koln una delle
radio nazionali tedesche con sede a Colonia; chiediamo a Fava di dirci qualcosa
su questa rara e straordinaria (nel vero senso del termine) collaborazione. Non senza una certa amarezza
devo constatare che, a differenza dell'Italia - anche se negli ultimi anni la
crisi (nel senso di una sensibile riduzione dei finanziamenti per questo tipo di
attività) può dirsi generalizzata - le radio estere producono ancora eventi
musicali di rilievo; un po' quello che è stato fatto da noi ai tempi di
Benedetti Michelangeli. Da tempo ormai le radio nazionali, e mi riferisco al
nostro paese, hanno smesso di essere un punto di riferimento per fattività
musicale e un vero e proprio centro di produzione artistica. La Westdeutscher
Rundfunk Köln è una radio nazionale che ha ancora l’interesse di promuovere
e fai crescere alcune realtà musicali sulla base della qualità e dei progetti,
dimostrando una notevole e niente affatto comune attenzione alle idee e alle
proposte anche di gruppi non tedeschi. Una volta rotto il guscio del provinciale
diventa quasi naturale poter trovare spazi interessanti anche all'estero; spesso
anzi i gruppi italiani e la musica italiana sono apprezzati e ricercati in modo
particolare, e la Germania è un caso esemplare a questo riguardo. D'altra parte
l'Italia è stata per lungo tempo un punto di riferimento assoluto nella storia
della musica e ora, riavuta in qualche modo la perduta “patente” musicale,
è naturale che il vastissimo e bellissimo repertorio italiano sia molto
richiesto, soprattutto se eseguito da formazioni nostrane. Avendo progetti
interessanti non è quindi improbabile trovare partner in paesi stranieri, anche
perché in Italia è un'eventualità purtroppo rarissima se non del tutto
impraticabile. La radio finanzia il singolo
progetto, non il gruppo in quanto tale; è il caso della serie di cinque o sei
dischi sulla musica strumentale della repubblica veneziana che stiamo
attualmente registrando per l'etichetta Erato sempre con il concorso della
Westdeutscher Rundfunk Köln.Una possibilità davvero ottima perché ci permette
di avere una certa continuità nella produzione discografica, con la garanzia di
una casa seria e affidabile; in più siamo liberi da varie e possibili
condizioni imposte dagli sponsor, quali programmi di cassetta, matrimoni
combinati con cantanti e via dicendo. Questo tipo di sponsorizzazione da parte
della radio tedesca ci è di grande aiuto e non solo dal punto di vista
meramente economico; è infatti importante e non secondario godere dell'aiuto di
una istituzione che ti appoggia e crede nelle tue idee e nei tuoi progetti.
Questa collaborazione spinge la nostra ricerca musicologica verso nuovi
repertori, nel reciproco interesse di non riproporre sempre gli stessi titoli,
ma al contrario di perseguire nuovi stimoli culturali e artistici in grado di
soddisfare sia le esigenze statutarie ed economiche della radio che la nostra
curiosità di musicisti. Penso sia stata sicuramente
per tutti e due un'esperienza importantissima, una preziosa collaborazione
preceduta anche da un periodo di studi violinistici con Antonio, il padre di
Giuliano e con Giuliano stesso. In 0seguito ho fatto scelte diverse,
intraprendendo la strada dello strumento storico e della prassi esecutiva, ma mi
è sempre rimasta la sensazione che Giuliano Carmignola sarebbe stato perfetto
per questo repertorio e che in - Per concludere torniamo
all'attualità a febbraio 2001 dovrebbe uscire il vostro prossimo disco per l'
etichetta Erato, sempre in collaborazione con la WDR Il disco avrà come titolo
“Follie all'italiana” e possiamo considerarlo quasi come un'ideale suite
composta da una nutrita serie di composizioni italiane sulle note forme di danza
della Follia, ciaccona e passacaglia. Un viaggio musicale nell'Italia |