| Indice |
|---|
| Concerti della Natura |
| Vivaldi e il paesaggismo veneto |
| I Concerti |
| Tutte le pagine |
I Concerti
La Tempesta di Mare RV 253 Stampato nell'op.VIII (1725), ma composto già attorno agli anni 1716/17, come testimoniano le altre due versioni manoscritte, appartiene al genere teatrale della sinfonia naturalistica. Scriveva l'abate Jean-Baptiste Dubos: "C'è del vero in una sinfonia composta per imitare una tempesta quando la melodia, l'armonia, il ritmo riproducono un rumore simile al frastuono dei venti nell'aria e al mugghio delle onde che cozzano e si infrangono sulle rocce." [Réflexions critiques sur la poèsie, la peinture et la musique, Paris, 1719].
Alcuni anni prima, dopo un viaggio in Italia, François Raguenet così riferiva di un ascolto di questo genere musicale: "Se bisogna fare una sinfonia che esprima la Tempesta e il furore, essi (gli italiani) ne imprimono così bene il carattere, che spesso la realtà non agisce con altrettanta forza sull'animo; tutto è così vivo, così acuto e penetrante, così pieno d'impeto, così sconvolgente che l'immaginazione, i sensi, l'anima, il corpo stesso sono trascinati in un unico slancio; si è risucchiati senza possibiltà di scampo dalla rapidità di questi movimenti; una sinfonia di furie agita l'anima, la sconvolge e la scuote nel profondo; il suonatore di violino che l'esegue non può impedirsi di esserne travolto e preso da un furore, tormenta il suo violino, il suo corpo, non è più padrone di se stesso, si agita come un posseduto e non saprebbe fare altrimenti " [Parallèle des Italiens et des Français en ce qui regarde la musique, Paris, 1702].
L'evento naturale è qui teatralizzato, "esagerato" drammaticamente con lo stesso gusto per lo stupefacente che si ritrova nei quadri veneti di tempeste di Peter Mullier detto "Cavalier Tempesta" prima e di Marco Ricci e Antonio Marini poi. Il tempo centrale, oltre alla sua funzione di ricarica emotiva, si presta ad essere identificabile come "lamento dei naufraghi" (suggerito da A.Schering) o come bonaccia momentanea ("Navicella in calma" titola il compositore bolognese Lorenzo Gaetano Zavateri un movimento analogo nel suo "Concerto a Tempesta di mare" del 1735), o meglio ancora fusi in un'unica prospettiva scenica con un personaggio naufrago in primo piano, il violino principale, e lo sciabordio lento delle onde affidato agli archi che accompagnano.
Il Gardellino. Rv 90 Composto prima del 1724 si ispira al canto di un uccello un tempo assai familiare nel Veneto e un po' in tutta Italia, il cardellino, che libero o chiuso in una gabbietta rallegrava giardini e case, forse anche quella di Vivaldi, con la bellezza del suo piumaggio e il suo canto trillante. La composizione non si ferma però al ritratto di maniera o al puro studio onomatopeico : il canto degli uccelli si intreccia in una spazialità e con un movimento tutti teatrali che lo collegano all'aria "L'ombre, l'aure e ancora il rio" dell'esordio operistico vivaldiano "Ottone in Villa" (1713). E' interessante notare come anche la doppia strumentazione flauto / violino prevista da Vivaldi per questo concerto (nella copia parzialmente autografa di Manchester) coesista, sovrapposta, nell'aria suddetta dove appunto due coppie di flauti e violini, in scena non visti, imitano il canto degli uccelli in un gioco d'echi di monteverdiana memoria.
Il secondo movimento è forse uno dei più bei tempi di Siciliana dell'autore, andamento utilizzato spesso come sinonimo di pace arcadica.
L'omonimo e più frequentato concerto per flauto traverso RV 428 inserito nell'opera X (ca1728), è senza dubbio posteriore e ri-maneggiato.
La Notte RV 104 La versione da camera di questo concerto ci è arrivata in un unico esemplare autografo anche questo con doppia strumentazione : flauto traversiere o violino. La partitura è molto probabilmente precedente l' op. X n° 2 e il concerto omonimo per fagotto RV 501. Il canovaccio narrativo – musicale, comune anche alla tradizione pittorica veneta (famosi per le vedute notturne furono Marco Ricci e Bartolomeo Pedon) è articolato in sei movimenti riconducibili comunque, collegando assieme i primi tre tempi, ad una forma tripartita. L'ispirazione teatrale traspare dalle tipiche figurazioni "notturne", riscontrabili in altre situazioni operistiche vivaldiane e dall'efficace entrata ed uscita dei "Fantasmi", figure ricorrenti nelle symphonies de danse della tragèdie-ballet francese, ma che ricordano anche i personaggi onirici del pittore Alessandro Magnasco oppure le figure demoniache che tormentano eremiti dormienti di Sebastiano Ricci. Nel movimento titolato Il "Sonno", altro topos teatrale, si ritrova un' invenzione già usata, senza un preciso supporto programmatico, nell'ottavo concerto dell'op. IV (1714) con le indicazioni "arpeggio con il cembalo" e "arcate lunghe", idea alla quale si aggiugono qui i "violini sordini" e che sarà ripresa, leggermente sviluppata, nell' "Autunno". Raguenet anche riguardo a tale genere musicale trovò parole suggestive: ".... arcate di una lunghezza infinita, che portano con sé un suono che muore, che si affievolisce finchè svanisce del tutto…" [op.cit.]
Solo nella versione più tarda per fagotto appare nell'ultimo movimento la dicitura "sorge l'aurora", ma alcune figure tipiche come le scure quartine già usate nell'aria citata dell' "Ottone" per descrivere le ombre che si dipanano, i segnali di un corno da posta, il canto degli uccelli, lo squarcio prodotto dallo stupendo quanto inatteso episodio cantabile e infine tutta la tensione verso la luce delle ultime battute, quasi riscaldate al tepore del sole, ne precisano inequivocabilmente l'ispirazione.
Il Rosignuolo RV 335a. E' forse il concerto per violino che ebbe all'epoca maggior fortuna in Inghilterra. Reclamizzato a Londra nel 1717 e 1719 uscì nel 1720 con il titolo "The Cuckow" e, complice anche il diffuso gusto per l'"Oiseaury", fu più volte ristampato. Vanta anche due autorevoli recensioni d'epoca : quella dello storico John Hawkins (1776) che riferisce come: "… al tempo dell'autore ben pochi - oltre a lui stesso - erano in grado di realizzarlo su uno strumento qualsiasi"; e quella di Charles Burney (1789) che ricorda come, durante la sua giovinezza : "..il Concerto del cucù costituiva la meraviglia e la delizia di tutti i frequentatori dei concerti di provincia… ".
L'uso della cadenza e il suo materiale lo collegano ai grandi concerti del primo periodo, l' RV 212 "Per la Solennità della S.Lingua di S.Antonio" del 1712 e l'RV 208 detto "Grosso Mogul" (c1713).
Più adatto sembra il titolo "Il Rosignuolo" che compare nella copia non autografa conservata presso la biblioteca "Benincasa" di Ancona, anche se in musica cucco e usignolo si ritrovano spesso affiancati, messaggeri entrambi dell'arrivo della primavera.
Oltre all'impiego di un secondo violino solo in luogo dell'organo obbligato, previsto invece dalla versione a stampa e legato a prassi e gusto anglosassoni, la versione manoscritta si distingue per un secondo movimento differente, più efficace all'intento descrittivo. La sua chiara allusione ad un' atmosfera notturna ci rammenta con le parole di Porzia :"…che l'usignolo, se dovesse cantare di giorno, quando ogni oca schiamazza, non sarebbe reputato miglior cantore dello scricciolo.Quante cose devono al giusto tempo tutto il loro pregio e la loro perfezione" [Il Mercante di Venezia, W.Shakespeare]
La Caccia RV 362 E' un altro dei concerti dell'op. VIII, anche se ne esiste una versione autografa anteriore e una copia per l'orchestra di Dresda, legata forse agli anni di Pisendel a Venezia (1716-17). L' uso della tonalità di si bemolle maggiore e l'imitazione dei corni lo accomuna ai concerti RV 363 "Il Corneto da Posta" e RV 163 "Conca". Il soggetto della caccia, più diffuso come divertimento nelle corti del nord europa, ne svela la committenza e l'occasionalità, tradendone un po' anche la convenzionalità del soggetto. La scena non è così curata, nell'ambientazione e nei dettagli delle figure, come la si ritrova nel terzo movimento dell'"Autunno". Tuttavia efficace si dimostra l'accelerazione impressa al movimento degli inseguitori (espediente che rievoca il "moto del cavallo" del Combattimento monteverdiano), effetto accentuato anche dall'ombra un po' inquieta proiettata dal tempo lento, privo di espliciti intenti descrittivi, ma di rara densità emotiva.
La Pastorella RV 95 Databile prima del 1720 prescrive in entrambe le partiture (autografe e parzialmente autografe) la doppia strumentazione fiati / archi : flauto dolce o violino, oboe o violino, fagotto o violoncello. Nella versione per archi e in particolare nel terzo movimento, emergono più evedenti i richiami alla sonata per tre violini, un tipo di composizione nata a Venezia alla fine del Cinquecento con Giovanni Gabrieli e coltivata ininterrottamente fino ai i concerti a tre violini e basso del contemporaneo Giorgio Gentili nella sua op.V del 1708. L'atmosfera bucolica, il gusto pastorale di provenienza fiammingo-francese, vengono tradotti con l'uso di danze "rustiche" come il Siciliano e la Giga. L'attenzione si posa su una di quelle piccole figure che popolano i paesaggi veneti di Marco Ricci, ingrandendola a mò di ritratto come in una di quelle "Teste di carattere" per cui fu famoso il pittore Giambattista Piazzetta. Con la stessa funzione che ebbero i sonetti delle "Stagioni" si legge in una incisione da una sua scenetta pastorale: "Famiglia di contadini : Col figlio ai piedi e il marito al fianco \ siede la villanella all'erbe in seno;\ E forse dice il guardo suo sì franco \ povera son, ma son contenta almeno".
Concerto alla Rustica RV 151 Databile dopo gli anni '20 esiste in un unica partitura autografa. Ha il carattere di sinfonia da serenata, riutilizzata in più occasioni, come potrebbe suggerire l'inserimento successivo di due oboi nel terzo tempo. La semplice programmaticità si traduce con l' uso di ritmi a tarantella legati alla musica popolare, inflessioni "lidie" e seste napoletane, con l'utilizzo di melodie semplici, quasi volgari, dagli accenti marcati. Similitudini di genere e struttura si riscontrano nel concerto "Conca" e nella "Primavera". Più che una rappresentazione elegiaca, arcadica, si direbbe piuttosto un rapido schizzo eseguito con la prospettiva del cittadino veneziano, una visione del mondo rustico un po' ironica forse, ma al tempo stesso sedotta dalla sua vitale energia.
© Giorgio Fava, 1999



